Cinque anni fa sul circuito di Barcellona, dopo un incidente nel corso delle prove libere, Luis Salom perse la vita.

Il 3 giugno del 2016, sul circuito di Barcellona, Luis Salom fu vittima di un incidente rivelatosi poi fatale. Oggi, a neanche una settimana dalla scomparsa di Jason Dupasquier, il Motomondiale approda proprio a Barcellona per il GP di Catalunya. Il grande dolore che pervade il paddock per la scomparsa del diciannovenne svizzero, si unisce al ricordo di un altro compagno scomparso facendo ciò che più amava. Il Mexicano, così veniva soprannominato, era una giovane promessa spagnola, che più volte in Moto3 aveva sfiorato il titolo. Nel 2016, suo secondo anno in Moto2, nella gara inaugurale aveva conquistato il primo podio nella classe di mezzo.

Incidente Luis Salom, le parole della madre nell’anniversario della morte

Tuonano fragorosamente le parole della madre di Luis Salom, che ha rilasciato parole forti in un’intervista. La morte di un figlio sarà un vuoto mai colmabile per un genitore. Essa si sente particolarmente ferita dall’organizzazione del mondiale ed ha quindi cercato di dare la sua spiegazione in merito all’accaduto:

Quando mi hanno comunicato che mio figlio era morto io ho detto che, per rispetto verso mio figlio e gli altri piloti, il GP non doveva proseguire. Ma che la decisione sarebbe stata presa da loro e che doveva essere al di sopra delle loro coscienze. Questa è stata la mia risposta. Non ho mai detto di continuare. Penso che a volte bisogna avere un po’ di umanità e mettersi nei panni dei piloti, che sono quelli che salgono in moto con un compagno di squadra appena scomparso. Mancava l’umanità sia nel caso di mio figlio che di Dupasquier. Ci sono momenti in cui il fattore umano deve prevalere su quello economico. Se fosse stata presa la decisione di fermarsi, avrebbero dato un grande segnale al resto del mondo. Questa è una critica costruttiva. Non sono io a dire loro cosa fare. È il mio modesto parere.

María Horrach, madre di Luis Salom
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Luis Salom stava disputando la sua seconda stagione in Moto2 – Photo Credit: motogp.com

L’umanità che tante volte dovrebbe prevalere su tutto

La madre di Salom parla di un’umanità che non esiste. Sono parole di dolore, pienamente comprensibili. Vedere un pilota morire in pista, come nel caso dell’incidente di Salom, e poi tornare a sfiorare altissime velocità tra le stesse curve che hanno tolto una vita, per i piloti non deve essere facile. Solo in occasione di Marco Simoncelli ci si fermò, forse complice anche il fatto che l’accaduto avvenne in gara. Non vogliamo essere qui a cercare scusanti, un fatto gravissimo come la morte di un pilota deve avere lo stesso valore per chiunque.

Fermarsi o non fermarsi? Non abbiamo una risposta. Siamo solo sicuri che i piloti sono pur sempre esseri umani, che sotto quel casco e quella tuta nascondono emozioni come tutti noi che ci innamoriamo delle loro gesta. Interpellarli in occasioni del genere e dare loro potere decisionale sicuramente darebbe un senso più umano a tutto. Chi meglio di loro può veramente capire cosa si prova?

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Riccardo Zoppi

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