pedrosa Savadori Stiria
Il Red Bull Ring è una pista troppo al limite per le gare di MotoGP. Negli ultimi anni troppi incidenti hanno minato la vita dei piloti.

La MotoGP è tornata al Red Bull Ring dove, come già accaduto lo scorso anno, si correranno due GP. Il primo è già andato in archivio con la vittoria di Jorge Martin, mentre il secondo è in programma per domenica 15 agosto. Il punto però è un altro: questa pista è adatta ad ospitare la sempre più veloce e tecnologica MotoGP? Da quello che sta succedendo negli ultimi anni la risposta non può che essere un no categorico.

MotoGP Red Bull Ring: o si cambia qualcosa o si corre da un’altra parte

Alla vigilia molti piloti si erano detti ancora molto scettici riguardo al grado di sicurezza del circuito austriaco. La pista viene utilizzata anche dalla F1, la quale deposita una gran quantità di gomma. In caso di pioggia e complici anche i dislivelli presenti lungo il tracciato, si vanno a creare rivoli d’acqua e la gomma depositata dalla F1 diminuisce a dismisura il grip offerto dall’asfalto. Da questo ne conseguono tantissime cadute e la sicurezza va a farsi benedire. I piloti infatti paventavano un rischio slittamento della gara al lunedì in caso di forti piogge. Il problema più grave, però, è rappresentato dal primo tratto di pista, quello che va dal rettilineo di partenza fino alla curva 3. Due allunghi molto veloci al cui termine si impostano due curve a gomito molto lente dove, cadendo, si rimane spesso in traiettoria.

Lo scorso anno assistemmo in Moto2 alla caduta di Bastianini, la cui moto venne centrata in pieno da Hafizh Syahrin. Sempre nel 2020, la caduta di Vinales rimasto senza freni e la carambola tra Zarco e Morbidelli che stava per costare la vita a Rossi e Vinales. Ieri Pedrosa che scivola nelle prime battute di gara e la sua moto viene centrata dal povero Savadori, con conseguente incendio e il pilota Aprilia che ne esce “solamente” con un malleolo rotto. Tutti incidenti che si concentrano nel primissimo tratto di pista. Bisogna assolutamente intervenire con una modifica di layout, dato che sembra essere l’unica soluzione realmente percorribile. La pista è di proprietà KTM e le finanze messe a disposizione dallo sponsor Red Bull non mancano. Un adeguamento va fatto, altrimenti Dorna dovrà cercare un’altra location. Prima che i piloti disertino il GP o, peggio, ci scappi la vittima.

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Le parole di Luca Marini e Dani Pedrosa sull’incidente

Ecco come si è espresso Luca Marini in merito all’accaduto, soprattutto riguardo la sicurezza:

In questa pista le bandiere rosse sono statisticamente probabili. Fino a qui è andata bene, ma stiamo giocando con il fuoco. Andrà sempre così bene? La curva tre è troppo stretta e pericolosa, se cadi resti in traiettoria. Bisognerebbe inserire una variante per diminuire la velocità di entrata. Servono gli standard di sicurezza più elevati in parallelo con l’incessante sviluppo tecnologico della MotoGP.

Anche Dani Pedrosa racconta le sue impressioni, non nascondendo di essersela vista davvero brutta:

È stata una caduta strana. Ho visto moto che mi passavano vicino da tutte le parti. Ho avuto paura, sono stato fortunato. Mi dispiace che Lorenzo si sia fatto male. La scivolata e il rischio corso hanno lasciato il segno, non lo nego. Sono contento in ogni caso di aver potuto dedicare una top 10 alla KTM e ai miei meccanici. In quel secondo ho avuto paura dopo quello che è successo a Jason Dupasquier e a Hugo Millan. Per fortuna è andata bene. Credo che una wild card sia abbastanza. In ogni caso mi è piaciuto molto disputare un interno fine settimana di gara. Non voglio darmi un voto. Ciò che conta è che sono soddisfatto, così come lo è anche la squadra.

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Riccardo Zoppi

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